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Antiriciclaggio: le raccomandazioni del GAFi sull'uso dei dati a fini fiscali

Il GAFi, detto anche Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale, è un organismo intergovernativo con lo scopo di definire e promuovere strategie di contrasto del riciclaggio, a livello nazionale e internazionale.




Antiriciclaggio: che cos’è il GAFI (Gruppo d'azione finanziaria Internazionale)


Il GAFI, anche chiamato Gruppo d'azione finanziaria Internazionale, è una organizzazione intergovernativa che risale al luglio del 1989. Gli Stati aderenti all'iniziativa non sono molti, tuttavia la presenza di diverse agenzie decentralizzate nel mondo che seguono l'indirizzo del GAFI assicura lo svolgimento di una azione sul territorio Internazionale.


Il principale scopo dell'organizzazione è di svolgere un ruolo propulsivo nell'armonizzazione del diritto di diversi Stati, in punto di contrasto alla criminalità organizzata.



Il GAFI e la lotta al riciclaggio


Uno dei settori interessati dall'azione del GAFI è stato quello della lotta al riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali e illecite. In questo contesto si inseriscono, infatti, le 40 raccomandazioni enunciate dall'organizzazione intergovernativa nel 1990, volte peraltro a fornire degli spunti interessanti per i legislatori dei vari Stati aderenti in merito all'adozione di strumenti e misure concrete di antiriciclaggio.

Nei successivi anni, in particolare nel 1996, nel 2001, nel 2003, nel 2012 e nel 2020, le 40 raccomandazioni sono state sottoposte a parziali modifiche e revisioni.


Il valore giuridico di questi provvedimenti è inquadrabile nella categoria dei soft law; Infatti, persino il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha attribuito alle raccomandazioni il valore di standard internazionali, sebbene non siano vincolanti per gli Stati aderenti. Ciò comporta che la ricezione delle raccomandazioni sul piano del diritto interno dei singoli Stati è pur sempre soggetto alle valutazioni discrezionali dei diversi legislatori.



Le Raccomandazioni del GAFI sull'uso dei dati a fini fiscali


Con la revisione del 2012, in particolare, il GAFI ha notevolmente inciso in materia fiscale. La modifica ha, infatti, preso in considerazione le criticità e difficoltà riscontrate in molti paesi in tema di misure antiriciclaggio. Tra le novità del del 2012 va menzionato l'ampliamento dei reati che fungono da presupposto del riciclaggio, tra cui ipotesi di violazioni fiscali, oltre che l'introduzione di specifici obblighi di verifica della clientela in capo ai professionisti.

Interessante notare che la Raccomandazione n. 20 - rubricata "reporting of suspicious transactions" - richiede che gli Stati aderenti debbano prevedere una serie di obblighi antiriciclaggio in capo ai professionisti, principalmente. In sostanza, è previsto che, qualora vi sia il sospetto del fatto che un cliente abbia effettuato un pagamento con denaro proveniente da attività criminali, il professionista deve rivolgersi alla competente Autorità - in Italia vi è l'Unità di Informazione Finanziaria e il MROS - che provvederà ad effettuare i dovuti accertamenti. Il GAFI ha anche precisato che l'obbligo di denuncia sussiste anche quando il denaro è illecito poiché proveniente da reati fiscali, inclusa l'evasione.


Da ricordare che, in Italia l'obbligo di denuncia assume un carattere più stringente se si considera che la legislazione nazionale punisce anche comportamenti fraudolenti omissivi, come l'omesso versamento IVA, l'omessa dichiarazione, omesso versamento ritenute certificate e così via.


In tema di dati fiscali, la Raccomandazione n. 24 prevede che ogni Stato membro si premuri ad introdurre delle disposizioni normative che consentano ai soggetti tenuti agli obblighi di verifica della clientela (professionisti e revisori contabili ad esempio) e alle Istituzioni Finanziarie di accedere, con semplicità, alle informazioni fiscali relative all'individuazione dei titolari effettivi delle persone giuridiche, ad esempio si potrebbero inserire tali dati nello Statuto societario.


Con riferimento alla Raccomandazione n. 10, il GAFI ha di recente pubblicato la Guidance on Digital Identity, volta a garantire e a spiegare l'utilizzo della banca dati antiriciclaggio da parte dei professionisti tenuti alla verifica della clientela. Il GAFI da un lato suggerisce varie tecnologie usate per l'identificazione digitale della clientela, e dall'altro raccomanda ai Governi di costituire delle linee guida che consentano l'uso di Banche dati antiriciclaggio basate su tali tecnologie.




Antiriciclaggio e GAFI: un fronte comune nella lotta al riciclaggio


Infine va detto che, sebbene gli standard offerti dal GAFI siano diretti ai destinatari dei vincoli antiriciclaggio, tali linee guida possono essere un monito per i Digital ID Service providers al fine di garantire livelli idonei di verifica ed autenticazione dell'identità del cliente.


Il recepimento di tali standard è per noi di fondamentale importanza poiché i sistemi di digital identity assicureranno efficienza, affidabilità e sicurezza anche in termini di trattamento dei dati fiscali individuali. Infine, tali raccomandazioni, se seguite sul piano nazionale, minimizzeranno i rischi connessi agli errori umani e ottimizzeranno gli strumenti di verifica della clientela da parte dei professionisti.



I punti a cui adempiere in effetti non sono sempre di facile comprensione: per questo è cosa buona e giusta rivolgersi sempre a consulenti esperti. Attraverso la presenza costante e il monitoraggio delle attività, il professionista ha la tranquillità che tutti i punti della normativa siano presidiati e che la conformità sia mantenuta nel corso del tempo.

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