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Antiriciclaggio: gli adempimenti per i commercialisti [Antiriciclaggio Commercialisti]

Aggiornamento: 1 apr 2021

Antiriciclaggio: tutti gli adempimenti per i commercialisti e le linee guida del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili [CNDCEC Antiriciclaggio]



In capo al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 che recepisce a sua volta la direttiva europea 2005/60/CE, ogni categoria professionale è obbligata per leggere a venire incontro ad alcuni criteri specifici per la prevenzione e il contrasto all’antiriciclaggio. Si tratta di normative specifiche, proporzionate al rischio in relazione al tipo di cliente e attività, al tipo di rapporto, di prestazione professionale e a diversi altri fattori che tengono conto dei dati e delle informazioni acquisite o possedute nell’esercizio della propria attività professionale.

Tra i soggetti interessati dalla normativa e dai suoi aggiornamenti ci sono anche i commercialisti.



Il responsabile degli adempimenti antiriciclaggio per i commercialisti: il CNDCEC


La direttiva europea stabilisce che il controllo del rispetto della normativa sia affidato agli organismi di autoregolamentazione predisposti per ogni singola categoria professionale, dove con “organismo di autoregolamentazione” si indica:

l’ente esponenziale, rappresentativo di una categoria professionale, ivi comprese le sue articolazioni territoriali e i consigli di disciplina cui l’ordinamento vigente attribuisce poteri di regolamentazione, di controllo della categoria, di verifica del rispetto delle norme che disciplinano l’esercizio della professione e di irrogazione, attraverso gli organi all’uopo predisposti, delle sanzioni previste per la loro violazione.

Per quanto riguarda i commercialisti, nel gennaio 2019 le regole tecniche in materia di antiriciclaggio sono state approvate anche dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e di Esperti Contabili (CNDCEC), l’ordine nazionale a cui fanno capo tutti gli ordini locali dei commercialisti d’Italia. Le linee guida stilate dal CNDCEC contengono in modo dettagliato tutte le istruzioni relative ad una corretta verifica della clientela e dell'osservanza delle regole tecniche.


Gli adempimenti antiriciclaggio per i commercialisti


Con l'informativa emanata il 18 luglio del 2019, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (CNDCEC) ha stabilito che dal 1 gennaio 2020 qualunque Commercialista o un Esperto Contabile iscritto all’albo professionale ha l’obbligo per legge di conformarsi alle norme antiriciclaggio e ai relativi adempimenti.


A tal fine, ogni Commercialista o Esperto Contabile deve rispettare correttamente il testo tecnico e i suoi obblighi, vale a dire le Regole Tecniche fondamentali incentrate sull’attenta considerazione del rischio, ovvero:

  • Attenta autovalutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo (artt. 15-16, d.lgs. n. 231/2007);

  • Accurata verifica della clientela e della provenienza dei fondi di denaro (artt. 17-30, d.lgs. n. 231/2007);

  • Adeguata conservazione della documentazione, delle informazioni e dei dati (artt. 31, 32 e 34, d.lgs. n. 231/2007);

  • Salvaguardia di tutta la documentazione precedente elencata presso studi associati e società professionali.


L’autovalutazione del rischio [Antiriciclaggio Commercialisti]


L’autovalutazione del rischio per i commercialisti, come per tutte le altre categorie professionali, è obbligatoria, non delegabile e deve essere aggiornata ogni 3 anni. La data di scadenza triennale è variabile da professionista a professionista.


Per assolvere l'obbligatorietà dell'autovalutazione del rischio, le linee guida prevedono le seguenti fasi di attività:

  • Identificare il rischio inerente, ovvero la raccolta dei dati oltre alla valutazione e identificazione dei rischi a cui è esposto il soggetto obbligato;

  • Esame delle vulnerabilità, che determina il livello di idoneità dei presidi di controllo, organizzativi e procedurali messi in pratica dalla figura professionale obbligata, nei confronti dei rischi sopra elencati, avendo come scopo finale quello di identificare probabili vulnerabilità nei presidi;

  • Determinare il rischio residuo, una valutazione che ha come obiettivo quello di valutare il rischio a cui risulta ancora esposto la figura obbligata.

Per maggiori informazioni, vedi Antiriciclaggio: le istruzioni per una corretta autovalutazione del rischio.


Il soggetto professionista deve indicare il livello di intensità di tutti gli elementi soggetti alla valutazione in un'apposita tabella. Quest'ultima consiste in un apposito schema dove a ogni fattore di rischio deve essere attribuita una rilevanza se significativa, poco significativa, abbastanza significativa e molto significativa, a cui va aggiunto il corrispondente indice di rischio, compreso tra 1 e 4. Dopodiché, effettuando la media aritmetica semplice dei vari punteggi di ciascun fattore di rischio è possibile conoscere il valore reale del rischio in considerazione.


Le linee guide attestano che, nelle ipotesi di studi professionali di ampie dimensioni o con un alto livello di difficoltà operativo e organizzativo, il piano organizzativo prevede di applicare un'apposita funzione antiriciclaggio a cui si aggiunge di poter nominare il suo responsabile e un sistema di revisione in maniera del tutto indipendente.

Gli adempimenti antiriciclaggio per i commercialisti: V Direttiva UE Antiriciclaggio Commercialisti ed Esperti Contabili


Le Regole Tecniche obbligatorie e le correlate linee guida sono incentrate sull’autovalutazione del rischio per il proprio Studio, a garanzia della sua conformità legale. Inoltre, prevendono il bisogno di conservare in maniera ottimale i documenti, i dati e le informazioni così da preservarne l’integrità e facilitarne la reperibilità sfruttando sia l’archiviazione cartacea sia la memorizzazione elettronica.


Tutto ciò è stato prestabilito da diverse direttive dell’Unione Europea, vincolanti per gli Stati membri ma anche integrabili nel proprio ordinamento giuridico con modi e metodi liberi. Al riguardo, sono esemplificative le Direttive n. 2018/843/UE e n. 2015/849/UE, degli atti normativi che devono essere recepiti da ogni Stato Membro, compresa l’Italia, allo scopo di prevenire gli aiuti finanziari al terrorismo, migliorare la trasparenza delle operazioni finanziarie dei soggetti giuridici e la chiarezza nel quadro economico europeo nonché adeguare gli Stati UE alle norme GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, un organismo interstatale che agisce sul piano internazionale con l’obiettivo di sviluppare delle politiche per contrastare il riciclo di denaro ottenuto da attività criminose).


Fra le altre informazioni utili, si evidenzia che per adempiere gli obblighi di vigilanza previsti dalla legge, è necessario compilare un questionario antiriciclaggio da inviare al CNDCEC.



I punti a cui adempiere sono tanti, non sempre di facile comprensione. Allo stesso tempo, però, i rischi per chi non si adegua alle linee guida della normativa antiriciclaggio sono altissimi, così come le sanzioni. Per questo è cosa buona e giusta affidarsi ai consulenti esperti. Attraverso la presenza costante e il monitoraggio delle attività, il professionista ha la tranquillità che tutti i punti della normativa siano presidiati e che la conformità sia mantenuta nel corso del tempo.

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