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Antiriciclaggio e criptovalute: il futuro è alle porte?

L'avvento delle criptovalute ha portato sicuramente una grande innovazione e cambiamenti fondamentali nei sistemi di pagamento, ma allo stesso tempo ha presentato la necessità di una regolamentazione nuova, necessaria per evitare atti illeciti e scambi di denaro non tracciato. Qual è stata la risposta della normativa?



Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di criptovalute! Negli ultimi anni, impossibile (quanto inutile) negarlo, le criptovalute si sono diffuse sempre di più nel mondo online, tanto da fare notizia in prima pagina quando sono stati accertati casi di compravendite immobiliari e operazioni societarie avvenute tramite scambio delle stesse.


Fenomeno inizialmente legato al mondo dell'arte, ma oggi più diffuso che mai, la nuova ondata di criptovalute ha aumentato esponenzialmente le probabilità di incorrere in reati che, proprio come i sistemi di pagamento tradizionali, hanno assunto forme nuove. Tra questi reati, un posto d'onore spetta ovviamente al riciclaggio.



Tutto ciò che c'è da sapere sulle crypto [Criptovalute]


Fino a quando il quadro normativo non sarà completo, l'utilizzo delle nuove valute virtuali rimarrà limitato a quanto vale per il denaro contante, senza contare che il loro consumo sarà scarsamente controllabile dalle autorità nazionali, che poi è il fattore che ha agevolato il loro utilizzo per scopi non legali.

La situazione cambierà soltanto quando, innanzitutto, ambedue le parti coinvolte in un pagamento dovranno adoperare dei bitcoin o simili, quindi avranno l'obbligo di porsi due problemi principali: in primis, sul come rispettare le varie leggi in merito alle limitazioni dell'utilizzo del denaro contante; successivamente, su come realizzare l'indicazione analitica dei mezzi di pagamento.


Nonostante l'Agenzia delle Entrate si sia già espressa in merito, al giorno d'oggi è in atto una vera e prorpia"guerra" sulla natura giuridica del bitcoin e, in genere, sulle criptovalute.

A opporsi sono due schieramenti dalle ideologie differenti: il primo valuterebbe il bitcoin come strumento finanziario o bene immateriale; al contrario, secondo l'altro, le criptovalute non sarebbero altro che un vero e proprio strumento di pagamento, per cui non considerarlo come tale porterebbe a risultati non in linea con la normativa.


A onor del vero c'è da ammettere che l'Agenzia delle Entrate ha già dato ragione alla seconda scuola di pensiero, sentenziando una volta per tutte che le criptovalute sono a tutti gli effetti degli strumenti di pagamento.



La normativa antiriciclaggio e le criptovalute


Il principale punto di confronto tra le varie crypto e le normative antiriciclaggio, a conti fatti, è il loro anonimato. Che significa? In poche parole, vuol dire che un accurato utilizzo delle tecnologia c.d. blockchain garantirebbe a qualsiasi sistema di criptovalute l'impossibilità di essere tracciato a livello informatico. Proprio per questo motivo si è rivelata la necessità che gli scambi avvengano mediante operatori professionisti, i quali hanno il compito di identificare le "parti" dello scambio.


Dal 2019 sono state approvate nuove norme antiriciclaggio in tema criptovalute, wallet provider ed exchange. Ma le vie dei truffatori, si sa, sono sempre infinite: nonostante l'aumento dei controlli e lo studio di una tecnologia mirata alla prevenzione di questi reati, c'è da dire che sussiste ugualmente la possibilità di trasferire illegalmente le crypto, come avverrebbe nel caso in cui gli utenti di uno scambio avessero la residenza in paesi dove non è obbligatorio identificarsi. Proprio per questo, la Direttiva 843/2018 enuncia che "L’inclusione dei prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute reali e dei prestatori di servizi di portafoglio digitale non risolve completamente il problema dell’anonimato delle operazioni in valuta virtuale poiché gli utenti possono effettuare operazioni anche senza ricorrere a tali prestatori".



Leggi in corso d'approvazione


Infine, è doveroso sottolineare che la normativa prevista dal D.Lgs. 141/2010 è tutt'ora in corso e che, una volta uscita, sancirà l'obbligo a exchange e wallet provider di iscriversi nel registro dell'Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi OAM. Fino ad allora, sarà difficile evitare che vengano eseguite operazioni di scambio crypto vigilate e, quindi, eseguite legalmente.


Concludendo, finché non saranno approvate tutte le leggi, le norme relative all'utilizzo delle criptovalute saranno confinate a quelle relative al denaro contante e che, i grossi trasferimenti saranno possibili quando vi sarà la possibilità di indicare i mezzi di pagamento utilizzati, avvalendosi di operatori che saranno in grado di seguire le normative citate nei paragrafi precedenti.





I punti a cui adempiere sono tanti, non sempre di facile comprensione. Per questo è cosa buona e giusta affidarsi ai consulenti esperti. Attraverso la presenza costante e il monitoraggio delle attività, il professionista ha la tranquillità che tutti i punti della normativa siano presidiati e che la conformità sia mantenuta nel corso del tempo.

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